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BEAUTY NEWS

The shooting by Jakob Landvik for the October issue of L'Uomo is titled In The Hall Of The Mountain King. Styling by Michael Olestad.

Here are some pictures from the photo feature.

Cold-dyed quilted jackets, Acne Studios; wool and silk turtleneck, Tagliatore; buff, Bula.
Cold-dyed quilted jackets, Acne Studios; wool and silk turtleneck, Tagliatore; buff, Bula.
Jakob LandvikVintage check shirt, Gucci; corduroy cotton trousers, PT Torino; Wellington boots in patent calfskin, Lanvin.
Vintage check shirt, Gucci; corduroy cotton trousers, PT Torino; Wellington boots in patent calfskin, Lanvin.
Jakob Landvik 

Fashion credits: Photographs by Jakob Landvik  Styling by Michael Olestad Models Samir Ali, Preben Helleberg, Jeenu Mahadevan, Marius Ruud @ Team Models Make-up Sara Schultz, hair Sigrid Hesla Breie, both @ Pudder Agency Drone Dop Oktawian Górnik Stylist assistants Sofie Fevang, Helene Ingvorsen, Vilde Bang  Production Michael Olestad + Maren Helly-Hansen @ Pudder Agency

Opening picture: from left, overlapped satin trousers, Acne Studios; folding mat, Bergans; backpack, Helsport; deerskin sneakers with rubber soles, Moreschi. Washed eco denim trousers, Gucci. Top, Isabel Marant; scuba leggings in stretch fleece, Balenciaga; backpack, Mammut; sleeping bag, Helsport.

See the photo feature by Jakob Landvik in the October issue of L'Uomo, on newsstands from September 22nd


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Saturno non è più contro: è tempo di imparare a conviverci

Diciamocelo chiaramente: Saturno non è certo un pianeta simpatico. Rigore, grande spirito di sacrificio e senso del dovere, concretezza e solidità. Saturno, nonostante i suoi meravigliosi anelli, è colui che ci spinge verso la perfezione, quello che si aspetta il massimo, che non ammette distrazioni. Gli antichi lo consideravano il Grande Malefico (il Piccolo era Marte) e probabilmente a ragione: perché al tempo dell’agricoltura il pianeta portava carestie, scarsità con il raccolto e siccità (al contrario di Giove). Ma è un’energia con cui dobbiamo imparare a convivere, soprattutto in questo momento in cui lui è forte e ricomincia a funzionare (dal 29 sarà diretto). Ecco una piccola guida a Saturno, per scoprire quale rapporto il vostro segno zodiacale ha con il pianeta, ma anche per provare a capire meglio il vostro Saturno natale (verificate in quale segno si trovava quando siete nati).

Ariete Kristen StewartKristen Stewart
Kristen Stewart
Getty Images

Il vostro rapporto con Saturno proprio non funziona (infatti lui in Ariete soffre la sua caduta, la sua massima debolezza). Perché il primo segno dello zodiaco tende a essere un segno entusiasta, che non aspetta, che non ha tempo per le regole o per inseguire quella perfezione che uccide ogni passione, ogni forza vitale. Se il vostro Saturno si trova in Ariete: soffre qui la sua caduta, e racconta di una dinamicità bloccata, frustrata. Per contro il pianeta vi regala la possibilità di filtrare impulsi e reazioni consentendo un raro equilibrio. Potete dare forma anche a ciò che non ne ha.

Toro Poppy DelevingnePoppy Delevingne
Poppy Delevingne
SplashNews.com

Per un segno calmo e misurato come il vostro, Saturno non è così strano o impossibile. Vero, a volte non amate sopportare le fatiche che lui invece impone, per contro vi regala una logica che non vi consente di sbagliare, che non vi farà fare ulteriore fatica. Sapete leggerne anche le qualità. Se il vostro Saturno si trova in Toro: possedete una grande capacità di comprendere ma solo lentamente, in modo costante e metodico. Concretezza e solidità sono abbondanti, per contro il soggetto può essere esposto a problemi alla gola e alle vie respiratorie.

Gemelli Angelina Jolie
Angelina Jolie
Getty Images

Saturno non vi dispiace, anzi vi aiuta. Perché nel vostro incessante caos, ecco che lui riesce a stabilire regole e confini, punti di riferimento che vi servono per non perdere di vista la direzione. Di lui certamente non amate troppo la lentezza, la ricerca di una perfezione che vi annoia velocemente. Se il vostro Saturno si trova in Gemelli: vi è in voi una certa capacità di rendere comprensibili e presentabili le tante idee e i pensieri. Perché intenzioni e possibilità trovano il modo per dialogare. Tendete a usare piccole bugie, spesso avete problemi con i parenti. 

Cancro Romee StrijdRomee Strijd
Romee Strijd
SplashNews.com

Nel segno dell’infanzia, della dolcezza e del colore lui (Saturno) davvero non ci sta bene. Non amate il suo modo serio e rigoroso di vivere, di fare le cose. Preferite concedervi coccole e spontaneità (infatti lui vive il suo esilio in Cancro). Imparate a conviverci solo in età matura. Se il vostro Saturno si trova in Cancro: essendo qui Saturno debole, ecco che il pianeta renderà il soggetto piuttosto cupo, un po’ depresso, con la tendenza a somatizzare ogni cosa. Per contro potrebbero esserci fortune con la casa e con gli immobili in genere.  

Leone Jennifer LopezJennifer Lopez
Jennifer Lopez
SplashNews.com

Siete fatti di fuoco, di quella forza che vi spinge a coltivare il vostro ego in modo speciale, intenso. Non andate d’accordo con Saturno (la sua energia è antitetica a quella del Sole, il vostro pianeta) perché Saturno nega l’Io per piegarlo alla realtà, alle cose della vita. Se il vostro Saturno si trova in Leone: anche qui Saturno vive il suo esilio. Per questo potrebbe divenire autoritario e egocentrico, dotato di un orgoglio davvero eccessivo. Per contro sa come ottenere status e traguardi sociali. Possibili disturbi alla circolazione.

Vergine Blake LivelyBlake Lively
Blake Lively
Getty Images

Per voi che fate della logica e della precisione uno stile di vita, l’energia di Saturno non è certo un problema, anzi. Infatti, Saturno vi aiuta a essere ancora più puntuali con ogni cosa, lucidi e determinati nell’ottenere un risultato, nel portare a termine un’impresa. Se il vostro Saturno si trova in Vergine: qui Saturno regala una mente forte e pratica, capace di analizzare in modo obiettivo ogni cosa, fino a diventare – in alcuni casi – eccessivamente preciso, quasi inibitorio. Possibili disturbi all’apparato digestivo e intestinale.

Bilancia Marion CotillardMarion Cotillard
Marion Cotillard
SplashNews.com

Adorate Saturno (da voi lui si esalta) perché è un prezioso alleato nella ricerca dell’equilibrio ideale, quello che non smettete mai di inseguire. Saturno limita, regola, avvicinandovi alla perfezione. In voi si nota anche un forte senso del dovere e sete di giustizia, tipiche espressioni saturnine. Se il vostro Saturno si trova in Bilancia: qui Saturno è fortissimo, e ciò gli consente di esprimere il senso della misura, di godere di uno humor speciale. Il rischio è però quello di essere troppo critici impendendo persino di sviluppare rapporti e relazioni.

Scorpione Alexa ChungAlexa Chung
Alexa Chung
SplashNews.com

Non dimenticatevi che siete fatti d’acqua, che amate mettere ogni cosa in discussione, persino le regole che avete bisogno di capire per poterle accettare. Il vostro rapporto con Saturno è neutrale, è possibile ma a patto che ogni cosa abbia un senso. Se il vostro Saturno si trova in Scorpione: godete di un’ottima capacità di resistenza alla fatica, alle sfide psicologiche, oltre che a coraggio e pazienza. Vi è la tendenza a coltivare a lungo rancori e a vendicarsi. In alcuni casi il soggetto può apparire intollerante.

Sagittario Zoe KravitzZoe Kravitz
Zoe Kravitz
SplashNews.com

Per chi fa del coraggio, della libertà e della sfida il suo cavallo di battaglia, ecco che Saturno veste subito i panni dell’ostacolo, di quell’energia che frena e che rallenta i vostri entusiasmi, la vostra espressione vitale. La missione del Sagittario è proprio antitetica, è quella di andare sempre oltre i limiti consentiti. Se il vostro Saturno si trova in Sagittario: ottima capacità di sacrificarsi - se e quando sarà necessario - per raggiungere qualcosa di importante, che ne valga la pena. Ottime le doti intellettuali e il senso di giustizia. Possibili problemi alle fasce muscolari più basse.

Capricorno Lottie MossLottie Moss
Lottie Moss
SplashNews.com

Siete probabilmente il segno che ama di più Saturno, perché siete sensibilissimi agli impegni, al dovere, al riscatto del sé attraverso la fatica, il senso di grande responsabilità. Come il pianeta, anche voi non amate le cose troppo rumorose o colorate, non sopportate gli eccessi di frivolezza. Se il vostro Saturno si trova in Capricorno: nel suo domicilio, Saturno racconta ottime qualità pratiche e organizzative, metodo e costanza incrollabili. A volte si tende però a essere pessimisti e poco costruttivi. Attenzione alle articolazioni e alla pelle.

Acquario Emma RobertsEmma Roberts
Emma Roberts
SplashNews.com

Siete anche voi figli di Saturno, ma diverso rispetto a quello del Capricorno. In voi l’energia del pianeta guarda oltre il sistema solare, scruta le distanze dell’universo aprendovi al futuro, al destino, facendovi amare invenzioni e tecnologia, in quanto espressione del progresso. Se il vostro Saturno si trova in Acquario: qui Saturno vive il suo secondo domicilio, una realtà che rende il soggetto piuttosto distaccato, sempre concentrato sulle cose importanti, sugli ideali che persegue in modo costante e concreto. Possibili problematiche alla circolazione.

Pesci Lily CollinsLily Collins
Lily Collins
SplashNews.com

Siete lontanissimi da un modo di pensare e di comportarsi che sia tanto rigoroso, tanto sensibile alla logica (per voi niente è vietato e tutto è percorribile, possibile). Le vostre eterne indecisioni finiranno con lo scontrarsi con l’esigenza di essenziale del pianeta. Se il vostro Saturno si trova in Pesci: difficile scegliere tra la ragione e i sentimenti. Però possedete una grande capacità di immaginare e di rendere persino proficua la vostra fantasia. Davvero interessante il rapporto che avete con l’inconscio, con il trascendente.



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Collezione Primavera Estate 2021 di Giorgio Armani: la sfilata su La7 e il video documentario sullo “stile Armani” 

Facciamo un passo indietro. E ripercorriamo, prima di tutto, questi sei mesi caratterizzati da un profondo cambiamento del sistema moda: in questo modo possiamo capire perché il fashion show di Giorgio Armani è tra i più attesi. 

Una volta appresa la notizia del paziente 1 di Codogno, Re Giorgio è stato il primo a sfilare a “porte chiuse”. Era venerdì 20 Febbraio, una decisione presa una manciata di ore dopo la sfilata di Emporio Armani, quando erano già iniziate a girare le prime notizie sul contagio nel nostro Paese. Come sappiamo, nella delirante fashion week dove sempre più spesso accade di non aver tempo per riflettere e tutto ha il valore di una storia su Instagram, Giorgio Armani ha preso con fermezza e responsabilità quella decisione: la sua sfilata, quella che chiudeva la scorsa Settimana della Moda milanese, sarà poi trasmessa solo in streaming, senza la presenza di buyer e stampa. La sicurezza prima di tutto. Una scelta, quella di affrontare pubblicamente l'emergenza sanitaria, che gli rende onore, anche perché la sua presa di posizione ha scosso l'intero sistema moda. Il  Coronavirus è un nemico da non sottovalutare (ancora oggi) e l'esempio di Armani diventa un simbolo: aziende (e uomini) che sanno interpretare la qualità, i valori di uno stile di vita e la cultura che la colma.

"Non farsi portare in giro dal vestito, ma portare in giro il vestito"

Dopo silenzi, attese e incertezze, a causa della curva dei casi in crescita, il 7 Settembre arriva la seguente notizia: la collezione dello stilista sarà trasmessa integralmente, per la prima volta in assoluto, in televisione, sabato 26 Settembre in prima serata su La7. Un'idea molto semplice e, se vogliamo, anche democratica che sicuramente ha il dono di condividere un po' di bellezza in un momento così carico di contraddizioni e difficoltà. Sempre più spesso, infatti, si parla di “democratizzazione” della moda: ma questo non riguarda soltanto il masstige o l'immediatezza dei canali social. Il formato digitale arriva ai più giovani, la invece televisione permette a tutti, anche per chi non ha un account Instagram, di partecipare in “prima fila” a una sfilata. Un modo diverso per vivere la magia del defilé.

"L'eleganza non è essere notati, ma è essere ricordati"

Non solo: il programma su La7 diventa più ambizioso, perché vuole raccontare qualcosa di più. La sfilata Primavera Estate 2021 ha come preludio un video documentario di circa 20 minuti che ripercorre la storia e il linguaggio stilistico di Giorgio Armani attraverso un montaggio inedito di immagini, interviste d’archivio ed emozioni. Lo stile Armani è fatto per durare, perché il bello è senza tempo “si evolve senza sosta, saldo nelle sue radici. Vibra di sottili equilibri tra rigore e sensualità, città ed esotismo, purezza e piccole concessioni all’eccentricità" - si legge nella nota ufficiale - "Risultato di un percorso di sottrazione, che cattura il tempo e lo sublima, che è di moda e va oltre la moda. Ogni nuova collezione aggiunge lemmi a un vocabolario in espansione, mentre reitera un senso di eleganza nel quale è al centro la persona”.

"È necessario conoscere il passato per costruire il futuro"

La collezione Primavera Estate 2021, battezzata Giorgio Armani / Timeless Thoughts, è l'akmḗ di un percorso creativo che non si esprime solo attraverso i codici estetici-stilistici ma diventa un mezzo per comunicare i propri valori di cui è permeato. Se il cinema si è rivelato una vetrina di successo per il glamour italiano, quale delicato e discreto, nel film American Gigolò ( pellicola che seguirà la messa in onda della sfilata), la collezione di questa sera rappresenta la coerenza (nonché l'essenza) dello stile Armani, una continua e imperturbabile evoluzione del minimalismo casual, schivo delle tendenze più fugaci e incline ai valori di qualità e autenticità. In antitesi con la divisa formale e più rigida, il suo lavoro creativo parte da una sartorialità de-strutturata fatta di tessuti dalla morbida consistenza che avvolgono il corpo nelle sfumature dei grigi, beige, neri, blune emerge la personalità di una donna e di un uomo liberi dalle convenzioni estetiche, attenti invece a essere se stessi attraverso quel che indossano." - si conclude la nota ufficiale di Giorgio Armani - "Che tutto sia mat o scintillante, è il senso della misura ad affermarsi, superando il tempo”.

Guardate tutti i look della sfilata a questo link

Foto in apertura: collezione Giorgio Armani Autunno Inverno 1988 - ph. Aldo Fallai



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Mia nonna materna era nata nel 1932 nel Queens, un anno prima che Ruth Bader Ginsburg venisse alla luce a Brooklyn. Si sposò nel 1955, e come tante famiglie cattoliche irlandesi di quei tempi, lei e mio nonno ebbero molti figli, sette, nel loro caso. Lui lavorava nell’edilizia, lei faceva la casalinga, ma era volontaria in chiesa e alle elezioni, e con entusiasmo accettò un lavoro d’ufficio quando il sesto figlio aveva iniziato a frequentare le elementari, felice di quel suo ritaglio di indipendenza. E secondo i racconti della mia famiglia, era distrutta quando dovette lasciare il lavoro dopo aver scoperto di essere di nuovo incinta. Quella di mia nonna è una storia molto comune per una donna nata negli anni 30. E il fatto che la vita di Ruth Bader Ginsburg sia stata così eccezionalmente diversa dalle altre donne della sua generazione sembra essere il risultato di due cose. La prima è che sua madre, Celia Bader, le aveva lasciato il denaro per il college quando era morta di tumore, il giorno prima del diploma di Ruth; e poi, c’entra anche l’uomo che aveva sposato, Martin “Marty” Ginsburg, un rarissimo esemplare di proto-femminista, che sostenne sempre i suoi sogni e le sue ambizioni, oltre che i propri. Dal fiume di ricordi che sono seguiti alla scomparsa di RBG lo scorso venerdì, è sempre più evidente che Marty fosse l’arma non troppo segreta di Ruth, e che lei non sarebbe mai stata in grado di sviluppare il suo potenziale in modo così straordinario se non avesse avuto un marito che considerava la sua professione alla pari con la propria. E con una carriera come la sua, fatta di battaglie legali contro la discriminazione di genere, la storia d’amore di Ruth diventa essa stessa l’esempio più grande della forza di un’unione alla pari.

Alla corte di Ruth-RBG. Il documentario su Ruth Bader Ginsburg
È diventata un'icona pop, anche per i millenial. È stata Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. E ora un film ne racconta vita e carriera

“Se una donna vuole avere figli e anche un lavoro, l’uomo o la donna che sposa sono fondamentali”, scrive Caitlin Moran nel suo nuovo libro, More Than a Woman. “Troppo spesso le donne sposano il loro ‘soffitto di vetro’”. Secondo questo concetto, si può capire almeno in parte perché Ginsburg aveva detto che incontrare Marty è stata di gran lunga “la più grande fortuna della mia vita”. Quando si sono conosciuti alla Cornell University negli anni 50, “Marty era un tipo davvero inusuale”, aveva detto una volta Ginsburg. “Era l’unico ragazzo che avessi mai conosciuto… a cui interessava che avessi un cervello”. Si innamorò anche della sua testa: a lezione di letteratura con il professor Vladimir Nabokov, Marty rispose correttamente a delle domande su Dickens, e Ruth ne fu molto colpita. Pare che si leggessero l’un l’altra Tolstoj e Dickens ad alta voce, un vero sogno per chi è appassionato di libri. I Ginsburg arrivarono in alto sostenendosi reciprocamente, e dopo la Cornell andarono a studiare legge ad Harvard. Quando a Marty venne diagnosticato un tumore ai testicoli, Ruth andava a lezione al posto suo e batteva a macchina i suoi appunti prima di iniziare a frequentare i propri corsi alle due del pomeriggio. Lei e la figlia Jane seguirono Marty a New York dove lui aveva trovato lavoro in uno studio legale dopo la laurea. Ruth aveva saltato il suo ultimo anno ad Harvard e aveva finito gli studi alle Columbia. Quello che sembra una rarità non è il fatto che Ruth abbia fatto dei sacrifici per il loro matrimonio, ma che anche Marty ne avesse fatti. Mentre lui diventava un avvocato fiscalista e Ruth faceva volontariato alla ACLU e cercava di diventare docente, lui si assunse, com’è noto, il compito di cucinare per la famiglia. “Ruth non voleva a avere nulla a che fare con la cucina”, disse una volta l’ex Avvocato generale degli Stati Uniti Theodore Olson. Cucinare non era affatto un compito gravoso per Marty, ma un modo per esprimere il suo amore, scrivono Irin Carmon e Shana Knizhnik in The Notorious R.B.G. “Se i miei primi ricordi sono quelli di papà ai fornelli”, ha detto Jane Ginsburg, “anche i miei ultimi lo sono. Cucinava per mamma anche se lui non riusciva a mangiare, o se faceva fatica a stare in piedi in cucina, era una gioia per lui parlare di legge a cena con nostra madre, assicurandosi che lei mangiasse bene e con gusto”. Marty disse al New York Times: “Come regola generale, mia moglie non mi dà mai consigli di cucina, e io non le dò consigli sul diritto. E questa cosa funziona benissimo per entrambi”

Ma Marty le dava anche il suo sostegno, diretto e fondamentale, sulle questioni di lavoro. Come potenziale candidata alla Corte Suprema con Bill Clinton, era considerato un tabù per lei farsi autopromozione. Ma non esisteva alcun divieto per un marito di fare lobbying per conto della moglie, quindi Marty lanciò la sua campagna per sostenere la candidatura di Ruth. “Non ero molto brava a fare autopromozione, ma Marty sì”, disse una volta Ruth a Gwen Ifill della PBS, aggiungendo che il suo lavoro per convincere il suo network di avvocati, editorialisti e politici era “instancabile”. Dopo aver ottenuto la candidatura, Ginsburg disse del marito: “Sono stata aiutata dal mio partner, Martin D. Ginsburg, che fin dall’adolescenza è stato il mio migliore amico e il più grande sprone”. La frase “ho sposato il mio miglior amico” è stata poi distorta in modo satirico sui social media, ma nel caso dei Ginsburg, la loro amicizia sembrava assolutamente sincera. L’ascesa di Ruth alla Corte Suprema mise in ombra il marito al culmine del loro percorso insieme, ma lui dimostrò di non avere un ego fragile. “Marty era così sicuro di sé che non mi ha mai vista in alcun modo come una minaccia”, disse in seguito Ginsburg. Marty fu il secondo marito di una SCOTUS, una giudice della Corte Suprema, nella storia, dopo il consorte di Sandra Day O’Connor, John. Si dice che scherzassero sul fatto di essere membri della Denis Thatcher Society (chiamata così a causa del marito di Margaret) insieme ad altri uomini le cui mogli facevano “un lavoro che, sotto sotto, vorresti fare tu”, secondo il Time. Ma Marty aggiunse, “Lasciatemi dire che nel mio caso non è affatto vero. E solo perché a me non piace tanto lavorare. Mentre lei lavora come una matta tutto il tempo. Per il Paese è un bene che sia così”.

Quando i coniugi degli SCOTUS (in gran parte erano le mogli) si incontravano a pranzo, “Ricordo che mi aveva sorpreso che facesse tutto lui, senza catering”, disse Cathleen Douglas Stone, vedova di William O. Douglas. Le persone si domandavano, un po’ perplesse, come mai un “first gentleman” dovesse gestire tutto il lavoro domestico della East Wing, la scelta delle porcellane, le cene ufficiali e la gara delle uova di pasqua. E Marty Ginsburg era un modello da seguire: nel ruolo di first SCOTUS ci stava benissimo e in tutta la sua gloria domestica, proprio come ci si aspetterebbe da una qualunque donna con una laurea e una carriera. Come si legge in The Notorious R.B.G., “Quando uno degli impiegati compiva gli anni, Marty faceva una torta —alla mandorla o al cioccolato, a volte allo zenzero, al limone o con le carote. Ruth lasciava un biglietto in tema: ‘È il tuo compleanno, quindi Marty ha fatto una torta’”. Sessantasei anni dopo il loro matrimonio, il mondo ha bisogno di più Marty. Pur con tutti i progressi dal punto di vista legislativo che ci sono stati grazie al lavoro di RBG per entrambi i sessi (fra cui anche l’aver stabilito lo stesso concetto legale di discriminazione sessuale), il matrimonio e la maternità sono ancora un impedimento alla carriera di una donna. Di recente una vignetta del New Yorker mostrava un uomo inginocchiato che chiedeva alla sua fidanzata di sposarlo, dicendo: “Mi faresti l’onore di prenderti ancora più responsabilità mentre la mia vita resta praticamente identica”? Fa sorridere, perché è vero: gli uomini sono ancora pagati più delle donne e alla loro carriera viene dato più peso, più inclini a inglobare quella delle loro mogli. E anche quando le donne lavorano, spesso faticano il doppio, perché devono addossarsi più lavoro in casa e per la cura dei bambini (una dinamica messa in evidenza anche in pandemia) dei loro partner uomini. Con questi ostacoli c’è poco spazio perché la carriera di una donna possa prosperare. A meno che, - a meno che! – questo partner non sia un Marty. Ogni aspirante Ruth merita di averne uno: un uomo che la sostenga non solo in teoria, ma anche in pratica; che ami la sua testa, e sappia anche come muoversi in cucina. L’eredità di Ruth per noi è sicuramente una guida, un faro, ma dovrebbe esserlo anche quella di Marty. Oggi la storia è nota: poco prima della morte di Marty nel 2010, lui le scrisse una lettera su di un bloc notes e la lasciò nel cassetto accanto al suo letto d’ospedale. La lettera diceva: “Mia carissima Ruth, sei l’unica persona che io abbia mai amato nella mia vita. A parte i miei genitori e i figli, e i figli dei figli”. E fra le parole di addio alla moglie, e migliore amica, per 50 anni c’è una frase che esprime tutto il suo orgoglio per le grandi cose fatte da lei: “Che grande regalo è stato”, scriveva, “vederti arrivare fino in cima al mondo della legge” .

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Vogue.com



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Un Q&A esclusivo con Lorenzo Serafini, gli scatti della collezione di Philosophy in anteprima per Vogue

Philosophy, tra i selezionati nomi in calendario a Milano con una sfilata dal vivo, ha aperto le porte del suo showroom per mostrarci in anteprima tutti i capi e gli accessori della nuova collezione primavera estate 2021. “Sento il bisogno di ristabilire un contatto con la natura, ora più che mai” ci racconta Lorenzo Serafini il giorno prima dello show in programma presso La Vigna di Leonardo, giardino rigoglioso nascosto nel centro di Milano. Si tratta di una sfilata en plein air, che celebra la pittura espressionista e il suo forte legame con la natura, ma anche il colore, l'evasione, la leggerezza. Gli abiti si trasformano in tele bianche dove emozioni e stati d'animo diventano fiori astratti, dipinti a mano come negli studi d'artista.

Video by Patrick Kronenberger

© Patrick Kronenberger

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaLe fasi del processo creativo della collezione, l'ispirazione e tutti i look di sfilata raccontati da Lorenzo Serafini. L'inizio

“Ho iniziato a lavorare alla collezione durante il lockdown pensando alla gioia della semplicità, dello stare all’aperto, in mezzo alla natura… ero nella mia casa di famiglia e trascorrevo le giornate in giardino. Quella natura mi ha ispirato e fatto riflettere.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaL'impatto della pandemia sulla moda

“Abbiamo continuato a lavorare a distanza sulle nuove collezioni - via zoom e whatsapp - e la tecnologia in questo ci ha permesso di non fermarci. Il sentirsi chiusi per mesi si è tradotto in una collezione più artistica, dove la creatività ritorna protagonista, con il layering alla base della collezione, creare strati per esprimere un’emozione.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaL'ispirazione

“La collezione si chiama Dejeuner sur l’herbe, un incontro di giovani ragazze che si divertono all’aria aperta giocando con i colori, dipingendo e quindi dipingendosi gli abiti.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaI look più rappresentativi

“C'è il look composto da uno shorts dipinto a mano e da una giacca da lavoro in cotone ritorto rigato, una combinazione molto chic e super femminile. E gli abiti ricchi di fantasie fiorate astratte, tavolozze bianche dove cade il pennello sporco di colore. C'è un'ispirazione storica, che riporta alle divise dei pittori paesaggistici, con camicie maschili e tablier da indossare su abiti di cotone crispy o comodi prendisole. È un look pratico, pensato per la vita e le esigenze di oggi. E poi gli abiti bianchi in organza di cotone, un po' sposa un po' musa, che giocano con le sovrapposizioni e sul contrasto con lo stivale di gomma da giardino.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaL'accessorio di stagione 

“Gli stivali di gomma per la pioggia, dove sono cadute gocce di pittura, in netto contrasto con l'outfit. Ci sono i mocassini, decorati con la stessa tecnica degli stivali, e borse, di pelle o in rafia, che reinterpretano il concetto di lunch box da giardino. Ritroviamo anche la Moon Bag, lanciata lo scorso anno, in una nuova versione che riprende i materiali e i colori della nuova collezione. E poi abbiamo un occhiale da sole a mascherina molto contrastante, che riporta improvvisamente all'oggi tagliando il romanticismo artistico degli abiti.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaColori e materiali

“La collezione è piena di colori, mischiati tra loro come su una tavolozza di un pittore. Fiori che diventano schizzi sono dipinti a mano su tessuti croccanti, come il popeline di cotone, o stampati su denim. Ho deciso di stampare su materiali piuttosto consistenti e organici, abbiamo abbandonato la leggerezza e l'impalpabilità dello chiffon proprio a favore del cotone.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaUna nuova tendenza 

“La creatività come risposta all’incertezza del momento.”

Valeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaValeriya PolivanovaUn messaggio positivo

“È stato un periodo nel quale abbiamo avuto tempo di riflettere, siamo stati fermi tanto tempo e avevamo voglia di tornare a fare quello che amiamo nel modo più creativo e puro possibile. È una collezione che lancia un messaggio positivo, che trasmette la voglia di andare avanti e di continuare a creare qualcosa che ci faccia sognare.”

Valeriya PolivanovaValeriya Polivanova


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Sneakers and sustainability: this is the theme of the webinar that will be online Monday  September 28th on The World of Vogue Talents platform. 

The World of Vogue Talents: i dettagli della nostra nuova piattaforma interattiva
Vi sveliamo le aree dello spazio virtuale che sarà lanciato durante la settimana della moda di Milano e accessibile da vogue.it

Helen Kirkum, id.Eight, Saye e Yatay: here the names of the protagonists of the special panel dedicated to sneakers and  sustainability.



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Per Francesco Risso sta per iniziare il quinto anno alla direzione creativa di Marni e, per la collezione primavera estate 2021, ha scelto di sposare il familiare e l’ignoto. L’ufficio design ha infatti selezionato dagli archivi alcuni dei capi più significativi, che ha poi trasformato in una tela da cui hanno preso vita nuove idee realizzate in tinte naturali. Un cappotto crop, un costume squarciato per diventare una canotta, orli sfrangiati e forme decostruite: l’effetto bricolage che permea l’intera collezione è una celebrazione del ‘fatto a mano’. E, laddove con la collezione primavera estate 2019 Risso rendeva omaggio alla raffinatezza del classicismo, questa stagione è all’insegna della naturalezza di lavorazioni artigianali e manuali.

La presentazione, invece, è stata una vera impresa sia da un punto di vista tecnico che logistico. E anche un enorme atto di fede. Al posto della sfilata tradizionale, Risso ha presentato i capi della nuova collezione facendoli indossare a 48 creativi che si sono riuniti proprio per Marnifesto: un evento digitale live, andato in onda il 25 settembre, con performance di talenti come Deem Spencer, Mykki Blanco, Moses Sumney e Yves Tumor. In live streaming sulle piattaforme Marni e sul sito della Camera Nazionale della Moda Italiana, Marnifesto ha trasportato il pubblico in un viaggio da New York a Shanghai passando per Dakar, dove a raccogliere il testimone sono stati i due protagonisti del film Atlantique (2019) di Mati Diop, Ibrahima Traore e Mame Sané.

Durante il processo di organizzazione dei tanti elementi che costituiscono Marnifesto, lo stilista sardo ha incontrato il team di Vogue per parlare di come mai abbia sentito la necessità di promuovere una comunità creativa globale in tempo di crisi.

Collezione primavera estate 2021
Collezione primavera estate 2021
Courtesy of MarniL'uscita con una gigantesca maschera da coniglio a fine sfilata, la stagione scorsa, è stata un momento indimenticabile e ha dimostrato quanta gioia e umorismo ci siano nella moda. Come riesce a mantenere quel senso dell’ottimismo, specialmente in questi mesi così difficili?

“Se non è in grado di portare gioia, che senso ha la moda? Ma non è l’unico elemento. Fare moda significa anche creare un legame umano e un mezzo per esprimere se stessi. Non ero un bambino molto loquace e così ho iniziato a disegnare: era uno strumento per incanalare la mia creatività e comunicare con la gente.

“Quell’uscita non era stata programmata. La sera prima della sfilata, un nostro dipendente mi aveva mostrato questa maschera da coniglio e ho pensato ‘OK, la indosso domani! ’ Era una visualizzazione della metafora che stavo esplorando, ovvero entrare nella tana del Bianconiglio. Molto divertente!

“Per la primavera estate 2021 sono stato estremamente coinvolto nelle varie telefonate in remoto con i creativi da tutto il mondo. Mi hanno dato grande energia. Specialmente in un momento così duro per le aziende a livello internazionale: ci sono tanti ostacoli ed è impossibile pianificare qualsiasi cosa”.

Da un punto di vista creativo, come hanno influito su di lei i mesi scorsi?

Marnifesto è proprio questo. Ero a Milano durante tutto il lockdown e, sia io sia il mio team ci siamo presi il tempo per esplorare la creatività, ciascuno a casa propria. Eravamo molto contenti di far ritorno in studio, ri-emergere da questa sorta di ibernazione e parlare di quanto avevamo fatto.

“È stata anche l’opportunità per riflettere e riagganciare i rapporti in maniera più profonda con colleghi, amici, famigliari e le persone a cui voglio bene e che, in qualche modo, fanno parte del mio lavoro, sia attraverso progetti speciali, film o fotografie. Ogni collezione è un lavoro di squadra ma questa più di ogni altra”.

Che messaggio voleva mandare con questo “lavoro di squadra”?

“Non volevo fare alcuna dichiarazione specifica con questa collezione. La primavera estate 2021 è anarchia. Una celebrazione della libertà e dell’espressione di sé. È una collezione che si compone di tutte le storie individuali delle persone attorno a me. Le loro storie sono intessute negli abiti.

“La collezione è iniziata come una sorta di scambio epistolare: un dialogo tra tutti noi che lavoriamo insieme sulle cose che amiamo e apprezziamo di più della storia di Marni. Ora questo dialogo passa da noi agli artisti, gli attori e i musicisti che si esibiscono in Marnifesto. Ma non vogliamo chiamarli ‘modelli’: sono i nostri autori”.

Marni Collezione primavera estate 2021
Marni Collezione primavera estate 2021
Courtesy of MarniIn che modo le storie che ha citato vengono tradotte in forme e tessuti?

“Immaginate che la collezione sia stata sviluppata su una tela neutra, con materiali naturali, come il cotone biologico, la stamigna, il toile da lavoro che, in alcuni casi, sono stati tinti, in modo naturale, di nero o verde.

“Ci sono anche cappotti di pelle provenienti da vecchie collezioni Marni tramite un processo di upcycling: pezzi unici che sono stati assemblati e tinti a mano con versi di poesie che ho raccolto con la mia community sin dall’inizio del lockdown. Ma non si tratta di tipografia – le parole mimano fiori o pennellate spontanee.

“I capi sono costruiti in maniera quasi primitiva: c’è una sorta di fragilità. È tutto leggero e segue le linee del corpo ma senza comprimerlo”.

L’esperienza di presentare una collezione attraverso un evento in live streaming è in qualche modo paragonabile a un sfilata tradizionale?

“Il processo è molto diverso: è come assaggiare una pietanza sapendo che la ricetta sta ancora prendendo forma. Per la prima volta, ci siamo ritrovati a spedire i capi a tutti i protagonisti di Marnifesto prima ancora di presentarli. L’evento in sé è stato una sfida enorme, quasi una ‘mission impossible’, in quanto è un’esperienza live che va da Los Angeles per raggiungere altre città degli Stati Uniti come Detroit, Philadelphia e New York, per poi sbarcare a Milano, proseguendo per Parigi, Londra, Dakar, Tokyo, Shanghai…

“Dopo aver spedito agli artisti il proprio look, li abbiamo intervistati per conoscere le loro vite e le loro storie: volevamo che ognuno potesse esprimere liberamente se stesso. È una sorta di collage di persone scattate dai propri figli, da amici o da chiunque riuscissero a trovare. Un vero esperimento su cui era difficile avere controllo”.

Marnifesto ti ha fatto rivalutare il modo di presentare le collezioni in futuro?

“Questo processo è nato da una necessità ma è anche una reazione a una realtà che non funzionava più. La pandemia ci ha posto di fronte a una grande sfida e stiamo ancora studiando e sperimentando nuovi modi di lavorare. Non so cosa abbia in serbo il futuro ma sono curioso e disponibile a imparare”.



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With both Miuccia Prada and Raf Simons, I go back a long way. To their beginnings, when Prada clothes were birthed from tough, sporty, plastic-y handbags, and Raf’s sweaters were teenage boy clothes when the ‘boom-boom’ 1980s had faded into the messy, druggy 90s.

That was when Prada, now 71, made her fashion name with a lasting and original idea of the “ugly aesthetic”. 

What the designer created was both a uniform and a challenge to existing style. The plainness of it all - especially coming out of an Italian fashion world of fancy, colourful, sunshine clothes - created a shockwave that still reverberates today.

The collection the new fashion duo showed on screen for spring/summer 2021 at Milan’s Covid fashion week included a reference to the 1990s' Prada moment, when patterns were deliberately awkward. 

Throughout the show, which ended with the two designers in conversation, I could trace past Miuccia moments, but always with subtle references, not attempting to go back to the earlier futurism.

“This is a fundamental issue, I always wanted to do something that was meaningful to people - you have to be connected with what you read, what you learn, what you discuss,” said Miuccia, adding that she gained so much from her new fashion partner: “His ideas, his jobs, his clothes I can connect to.”

Raf, 52, has made a series of moves: from his own youth culture to Jil Sander in the 90s, through three and a half years as creative director of Dior, and then a period, cut short before the end of his original contract, in New York at Calvin Klein.

I would have loved to have seen a reference to the moment when Raf moved from a focus on youth culture to womenswear at Jil Sander, especially the spring 2011 collection which still gives me a jolt with its vivid colours but super-straight and simple cuts.

This week’s show was, quite rightly, a Prada story, with references throughout to the label's heritage, from the bags attached to the clothes, to the plainness and artful simplicity of it all.

As the co-designers sat on screen replying to questions from across the world, they seemed like a seasoned couple, perhaps imagining Miuccia as a smart aunt working with her clever nephew.

“Every designer wants to be new, but I think when you are in it for a long time - say a few decades - it is important to be able to refresh your own body of work,” Raf said.

“Me, personally, I see the pure definition of new as something never seen before. It’s by a young new person - a new generation coming in."

I remember so clearly seeing Raf in 2005, running down the green hillock in the Boboli Gardens in Florence at the end of a show at the Pitti Uomo event.

The northern European designer looked so exceptional in the lush Italian setting. This work had followed a previous Florentine visit to launch an exhibition named The Fourth Sex. Adolescent Extreme, with an immersive book by Francesco Bonami focusing on the crucial teenage democratic to which Simons clung.

Fast forward to this spring/summer 21, to a show that was meant to bring out the Prada spirit, which was especially powerful in tailored coats tracing a big arch around the body and offering an element of hot desire. And with slingback shoes, there was a sense of hidden sexuality so typical of Miuccia’s ability to underscore an emotion.

In their responses to questions from across the planet, the designers replied like a cosy couple, with Miuccia announcing that her day began with a glass of hot water; Simons with coffee.

If there was a moment when Raf would have liked to speak about his many previous artistic collaborations, especially with artist Sterling Ruby, he bit his tongue.

It seems more likely that he has buried his artistic yearnings in favour of helping to create a coherent collection with Miuccia. For that, this new couple definitely succeeded.

The
The "Resees" of Prada's spring/summer 2021 collection at the label's headquarters

The collection was destined to be sold. And those coats especially - whether in beige or sunshine yellow or white - were all clutched across the bodice like an object to love. Since Prada’s elements of desire are always about surprising pairings; small pointed shoes with little heels and pretty colours from pink to turquoise or scarlet, filled that element.

The word “continuation” was printed on some of the clothes, perhaps as a statement of intent that a new co-designer did not mean any abrupt change for Prada. A spiky black flower going down to the hem with the words “rapture/suggestion” are details that become a focus when on screen, but not so much when worn where they would be seen as just a decoration.

Miuccia has always excelled in mysterious comments. So there were the words “Pandrama of Panorama" on a slithering yellow satin dress with the fabric caught up in whirls of roses.

The big “PRADA” printed on a silk triangle at the neck of the dress and on many other garments was a clear statement of sales intent. Mostly, those defining tops went with slim trousers, as streamlined marketing basics. Had we seen some of this before?

“Our present is done with our past,” Miuccia said.

Will this collaboration continue in sweet harmony? It is difficult to know. Like Miuccia herself noting that she gets attached to one garment (currently a light-as-air skirt) there could be arguments or fallouts in the future.

The Prada emblem on the spring/summer 2021 collection by Raf and Miuccia Prada
The Prada emblem on the spring/summer 2021 collection by Raf and Miuccia Prada

Somewhere in my researches, I found a statement from Raf Simons that I feel would fit like a futuristic glove with Miuccia.

“I don’t want to show clothes - I want to show my attitude, my past, present and future,” Raf said.

“I use memories and future visions and try to place them in today’s world.”



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Genuina. Vera. Spontanea. Queste sono le tre parole per definire la collezione Primavera Estate 2021 di Tod's, creata dal Direttore Creativo Walter Chiapponi, e presentata secondo il format digital del fashion film. 

Le riprese sono state girate all'interno del capolavoro architettonico di Villa Necchi Campiglio: circondata da un'oasi naturale e nota per i suoi interni di design. Sul dolce sound "clubbing" di Okay Kaya, le modelle hanno indossato capi e accessori, spostando la camera per mostrare i look scelti “terminato il lockdown, Mariacarla Boscono, Karen Elson e Irina Shayk sono volate a Milano per questo cortometraggio, loro come le altre modelle erano felicissime di ritrovarsi dopo un lunghissimo periodo. Una felicità spontanea che abbiamo voluto ricreare nel film: per questo motivo, insieme alla stylist e alle stesse modelle abbiamo scelto i look” - ha raccontato Walter Chiapponi - “La loro spontaneità e le loro emozioni rappresentano un valore aggiunto. Un modo efficace per trasmettere l'anima della collezione che non è riducibile a una rappresentazione di prodotti". Una seconda collezione per Walter Chiapponi che conferma la volontà di costruire, tra elementi iconici e artigianalità, il lifestyle di casa Tod’s, proponendo una “lettura insieme eccentrica e spontanea, sempre personale e decisamente made by humans”.

Per le texture, i materiali e i colori, la collezione Primavera Estate 2021 riecheggia all'allure 70s, quando le ragazze non curavano in modo ossessivo il look, cercando elementi autentici e artigianali per esprimere la propria personalità. Il video termina con party attorno alla cantante Okay Kaya, vestita con una sottoveste di pelle bianca: essenza del glamour autentico e non costruito, che guarda all'icona di stile, poster girl bohémien-hippie, Ali MacGraw.



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